5G e cyber security. Tutte le ragioni di una sfida cruciale

Bene le ultime misure governative in materia di cyber security, ma bisogna stare sempre attenti. Il rischio è che l’intelligenza artificiale superi l’insuperabile, ovvero quella umana.
L’analisi di Biagio Costanzo

 

Ormai se ne parla così tanto che si rischia di assuefarsi al tema e restare indietro nella prevenzione e protezione dagli attacchi malevoli, sempre più sofisticati, provenienti dalla rete.
Nei prossimi anni la popolazione virtuale sarà maggiore di quella reale e il World Wide Web (ragnatela globale – letteralmente) sarà sempre più un campo di battaglia, il vero campo di battaglia, i cui protagonisti saranno la tecnologia, la politica, l’economia e l’etica.

L’aumento esponenziale delle connessioni imporrà ai poteri pubblici la necessità di predisporre strumenti adeguati a garantire una connettività costante e sempre più veloce, coniugando due valori fondamentali per la convivenza democratica: la libertà e la sicurezza.

Ad oggi oltre il 75% delle chiamate telefoniche mondiali può essere monitorato; attraverso i “like” sui social network è possibile scoprire orientamenti sessuali, convinzioni religiose, livelli di reddito e propensioni al consumo; quando, dove e per quanto tempo sarai in vacanza.

Con un semplice click è possibile produrre rischi concreti, si può destabilizzare una multinazionale, interrompere le trasmissioni di un satellite, compromettere la distribuzione elettrica e idrica nazionale o manipolare i dati di una consultazione elettorale.
Nel primo ventennio del nuovo secolo, essere parte di questo grande sistema, ha fortemente influenzato i nostri costumi, i comportamenti e, non ultimo, le nostre coscienze.
Più aumenta la presenza della tecnologia nelle nostre vite, più, paradossalmente, è necessario l’insostituibile fattore umano per dare un’anima alla sovrabbondanza di dati e disvelare le menzogne di una società figlia della disinformazione, in cui la realtà diventa mera opinione.

In questo contesto si inserisce il 5G, l’insieme di tecnologie e standard di quinta generazione che permettono prestazioni e velocità rivoluzionarie (superiori a quelli della precedente 4G/IMT-Advanced) e che, senza dubbio, si propone di essere il veicolo di una tecnologia di comunicazione che cambierà l’ecosistema digitale, favorendo un aumento esponenziale di scambio dei dati.
L’ampiezza di banda garantita dal 5G, il cui arrivo nell’Ue è previsto a partire dal 2020, avrà un considerevole impatto sia per le imprese che per gli utenti: saranno collegati tra loro servizi sino ad ora autonomi sfruttando una connessione costante ed una rete di diffusione capillare.
L’internet delle cose, la blockchain e l’intelligenza artificiale, avranno dunque sufficiente spazio e modo di cambiare il nostro concetto di individualità e le nostre abitudini.

È fondamentale quindi stabilire direttive e norme in materia di comunicazione elettronica, che gettino le basi per una corretta, sicura digitalizzazione crescente e fare in modo che tutto questo sia espressione di un’opportunità di sviluppo socio-economico. La Commissione Ue invita al coordinamento tra gli Stati membri, al fine di rafforzare un approccio europeo comune per proteggere l’integrità del 5G attraverso una valutazione dei rischi di cybersecurity, a livello nazionale e collettivo, adottando le misure di sicurezza necessarie ad attenuare le minacce relative alle infrastrutture di telecomunicazione.

In tale quadro, la cyber intelligence è destinata a rappresentare uno strumento indispensabile: grazie alla capacità di collezionare informazioni affidabili da fonti diverse, acquisisce uno scopo cautelativo nel fornire supporto su decisioni strategiche ed operative, permettendo controlli preventivi per evitare e prevenire attacchi informatici esponenziali.

L’Europa è cosciente che per competere su scala globale con le grandi potenze del settore, come ad esempio la Cina, non deve farsi cogliere impreparata in tema di cybersecurity: mettere online le funzioni vitali di ciascuno Stato, significa inevitabilmente pensare alla loro messa in sicurezza, poiché le informazioni e i dati sono diventati davvero la preziosissima merce di scambio di guerre combattute senza divise. Per citare l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali) “[…] la vera sfida non si gioca chiudendo o meno un porto. Si gioca sui dati, senza i quali non esisterebbe l’economia digitale”.
Stiamo vivendo uno scontro, per i dazi innanzitutto, tra Usa e Cina e, nel cuore dello scontro, c’è proprio la supremazia nel 5G. Ci sarà un sistema guidato dalla Cina in Asia o nei paesi della sfera di influenza della Cina e un sistema guidato dagli Stati Uniti o dal blocco occidentale.

Questo, insomma, è uno dei potenziali fronti su cui la guerra fredda tecnologica potrebbe essere combattuta, con alleanze a dir poco strategiche tra storici concorrenti, pur di abbattere i costi degli investimenti ed assicurarsi una collocazione privilegiata in questo nuovo scenario.
La questione, dunque, è seria. La partita del 5G è cominciata, ma meno ansia, oramai, dietro l’angolo possiamo intravedere l’arrivo del 6G e del 7G… Insomma, il futuro è arrivato, decisivo è saperlo gestire.

È essenziale un’alfabetizzazione estesa dell’uso del web. Stiamo vivendo un periodo pericolosissimo a livello di tenuta collettiva e sottovalutare questo mutamento epocale può essere devastante: credere di essere al centro dell’universo attraverso la rete, considerare questa come la fonte principale delle nostre competenze è illusorio, non corrisponde al vero e, soprattutto, non attenua la solitudine che pregna la stanza dalla quale si digita.
In queste ultime settimane il Governo italiano ha approvato il provvedimento di Cybersecurity, ora in discussione al Parlamento, che istituisce il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.
L’obiettivo è «assicurare un livello elevato di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, nonché degli enti e degli operatori nazionali, pubblici e privati».

Bene così, ma bisogna stare sempre attenti. Il rischio è che l’intelligenza artificiale superi l’insuperabile, ovvero quella umana; stare sul campo, studiare le aree, approfondire, conoscere, comprendere, interagire, vedere, controllare, analizzare: doti prettamente umane appunto, che sono state, sono e saranno sempre necessarie per assumere decisioni e far emergere la realtà.

Forse è tempo di fermarsi un attimo e riflettere davvero. Serve un salto di qualità che deve saper superare la mera convenienza del momento e avere una visione di futuro.
In altre parole, la difesa di quello che si delinea come il sistema nervoso della futura società digitale, non può che passare attraverso una innovazione responsabile da parte di tutti gli attori in gioco, senza dimenticare che “I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L’insieme dei due costituisce una forza incalcolabile” [A. Einstein].